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Categoria: Secolo postmoderno

Informatica...telematica...Rete... Siti, movimentazione grafica, milioni di colori,filmati, ipertesti, links d'infinita possibile varietà. E non basta: on demand e tempo reale: audiovideochatconferenza. Qualche volta le tecnologie digitali ingenerano - nell'abolizione dello spazio/tempo, nella quasi universalità dell'informazione acquisibile e di quella offribile di sé (ripetibili all'infinito o modificabili ogni manciata di secondi), nello scatenamento consentito della fantasia creativa e della manipolabilità d'ogni figura, e nello scambio per interattività - una vera e propria ebbrezza d'immaginaria onnipotenza. Seduti davanti a una tastiera e impugnando un mouse, possiamo raggiungere con i nostri cocktails alfanumerici e con le nostre invenzioni grafiche il cosiddetto resto del mondo, dal quale altrettanto possiamo, individualmente o circolarmente, incassare. Nessun mago Merlino, nessun Mandrake, avrebbero immaginato di poter estrarre un così immenso e globalizzante ciò dalle proprie formule, dai propri fluidi. E un computer d'ultima generazione ha matematicamente più risorse nella propria tastiera e nelle proprie icone di quante varietà sonore potevano ricavare le diverse inclinazioni e velocità struscianti dell'archetto sulle cinque corde d'uno Stradivario.

Alt, però: diamoci una calmata. Non tutto quel che la nostra capacità immaginativa produce è già attuabile, non tutto il possibile è già diventato fattibile. La sconfinatezza della Rete fa ancora i conti con limiti tecnici ed autorestrizioni che a breve saranno superati (per incontrarne comunque altri da provare a superare a loro volta) ma che ora costituiscono altrettanti check-points fin qui non dotati d'un "passi" per chi hacker non è. Scendiamo allora dagli empirei per camminare un poco a terra e facciamo degli esempi minimali. Sto digitando in ClarisWorks 3.0 modalità HTML dentro un layout predisposto. Scrivo quello che voglio, naturalmente, e posso anche fare degli inserti di figure. Ecco, per esempio, questo sono io ripreso dalla webcamera del mio computer, mentre sospendo un attimo di scrivere la rubrica per salutare chi sta leggendo:

 

Ma posso anche, come si dice "guardare in macchina", non nell'occhio di vetro che mi riprende mentre ho le dita sulla tastiera ma nello schermo del mio computer che mi sta riproducendo fra una riga e l'altra, così (a torso nudo perché in casa c'è calduccio):

 

 Il fatto che io sorrida non vuol dire che non abbia delle difficoltà a realizzare ciò che intendo, e adesso lo spiego con qualche esempio.

Vedete, sono andato a capo, ma in modo imperfetto. E' sempre imperfetto, per il momento, quando si usa un programma di scrittura in modalità HTML. Questa sigla vorrebbe letteralmente dire Hyper Text Markup Language, cioè «linguaggio caratterizzante ipertesti», insomma mettere on line qualcosa. E l'imperfezione in che consiste? Che il programma da me in questo momento usato (ClarisWorks, avevo detto) non mi permette di eseguire il "rientro" della prima riga del nuovo capoverso. Perché ciò è impossibile? No di certo, ma perché questo programma, per sua semplificazione operativa, non dispone di risposta al comando per attuare tale arretramento di tre battute, il quale è pure presente in tastiera (normalmente primo tasto a sinistra in seconda fila, contrassegnato dal segno composto «-->/»). Caporiga che, se scrivo p. es. in Word e spedisco come allegato di posta elettronica a una mail pur htlmformattata, supera invece ogni eventuale barriera telematica per arrivare al suo destinatario così come io l'ho digitato. Ciò che accade anche in e-mail HTLM ma per una sola battuta e non per tre; comunque Outlook ha anche un comando per crescere o diminuire questo rientro.

E non è un po' assurdo che, con lo stesso programma, io possa mettere on line una cosa complessa come il singolo fotogramma di un mio cordiale filmato e un normalissimo caporiga INVECE NO? Per ovviare all'inconveniente e dare in altro modo aria al testo che se no, restando troppo compatto, appesantirebbe la lettura, metto allora sempre una riga di bianco fra un capoverso e l'altro. Si tratta di un'escogitazione altrimenti non necessaria.

Faccio un altro esempio, più articolato. Se io scrivo in modalità HTML dentro un programma come questo Claris posso usare solo cinque dimensioni di caratteri (corpi, in linguaggio tipografico), che vanno dal c. 8 al c. 36, codice numerico calcolato in punti Didot ma che nella fattispecie andrebbe invece ricalcolato in pixel. Questo vuol dire, metti, che con l'8 e col 12 scrivo dei testi, che faccio titoletti e sommari col 18, che uso il 24 o il 36 per fare titoli; magari in grassetto se li voglio marcare di più. Questo programma impedisce a chi su tale layout opera di piazzarci un titolo in 48 o, perché no, in 60. Anche se di quella vistosità avesse in quel momento bisogno e la volesse magari colorare in rosso. Quel che voglio però sottolineare è che questo accade non perché sia impossibile salire ancora di corpo ma perché il programma si autocastra bloccandone la dimensione lì. E' la stessa storia del caporiga. Se usassimo un altro programma adatto a prodotti giornalistici, per esempio FrontPage, di gradini via via salenti di corpo ne avremmo a disposizione non cinque ma otto. Gamma maggiore ma il titolo più grande sarebbe sempre di corpo 36. Lo stesso accade per la posta elettronica: digitando in Outlook il corpo è standard, ma se restando al suo interno si passa al formato HTML la scalarità dei caratteri non è indicata numericamente ma si può scegliere fra "medio", "grande", "piccolo", "molto piccolo", "molto grande". Sempre cinque sono e a occhio anche in questo caso sta a c. 36 il limite superiore. Ma perché?

Proviamo a fare un ragionamento fondato su una base logica. Non vale per il caporiga, lo centriamo sul problema dei corpi. Si potrebbe pensare che si escludano i titoli dei corpi superiori in quanto costituirebbero un pacchetto di bytes molto pesante da trasferire. Così impressionante la massa nera di una “M“ maiuscola di corpo 84? Ma dài, ci troviamo qualche volta anche davanti a uno sfondo completamente nero da margine a margine della videata; e poi potremmo usare la versione outline, o «bucata», che ne descrive solo il perimetro con un tratto anche piuttosto leggero. No. Non è dunque impossibile: semplicemente non è consentito. Basta cioè che il costruttore del software non abbia dotato il programma del relativo comando e noi non ci possiamo fare proprio niente di niente.

Cambiamo ragionamento? Metti che ne sia stato fatto, a livello di progettazione di questo software, uno come questo: una normale videata ha una superficie parecchio inferiore a una pagina di quotidiano, la quale sopporta corpi anche altissimi, che i pollici di un medio schermo di computer se li mangerebbero a straripamento. Ma neanche questo sta in piedi, perché tocca al professionista di grafica impaginativa scegliere e decidere i dimensionamenti e gli "effetti". E se gli servisse una gigantesca lettera A giallina da piazzare a quinta o fondale? C'è un motivo per inibirglielo? Nei normali programmi di scrittura, in barra, fra le tendine a scendere, accanto a quella «Font» (i caratteri) c'è quella «Size» (i corpi), e questi cominciano col 6 o con l'8 per arrivare ordinariamente fino a 72. Dopodiché alcuni programmi hanno anche il comando «Altri». E allora appare un display nel quale puoi digitare pure la richiesta di un 120 o di un 240, ogni valore intermedio compreso. Eppure questa è tutta roba fatta per essere stampata in formato A4, superficie ancora più ridotta, e neanche passibile di scrolling, di quella del vetro d'un pc. Dunque neanche questo è criterio che accettabilmente funzioni.

Quando nel 1980, dopo essere andato a fare un corso apposito in Germania (a Darmstadt, già capitale dell'Assia, si stampava uno dei primissimi quotidiani computerizzati in Europa, cioè l'edizione per questo continente del «Daily American»), avevo fatto una ricognizione fra le varie case produttrici per scegliere il sistema elettronico redazionale da adottare ed acquistare per il mio giornale a Palermo, mi ero trovato per esempio di fronte alla seguente situazione: uno di questi sistemi, l'Unisys, offriva un costoso optional, cioè la possibilità di digitare anche in caratteri corsivi. Il sovraprezzo si riferiva all'inserzione di un pacchetto di schede supplementari attivando le quali si poteva ottenere l'inclinazione verso destra di ciascun singolo carattere alfanumerico. Avendo bisogno anche dei caratteri corsivi ma non volendo spendere uno sproposito in più, ho continuato a cercare. Trovando poi la soluzione in casa: una produttrice/assemblatrice di personal computer intercollegabili che aveva laboratorio a Bologna, la Hyphen, collegata all'inglese Monotype; la quale, applicando un espediente analogo a quello per ottenere i caratteri maiuscoli ed aggiungendolo alle font, mi fornì senza aumento di listino il sistema completo di rete redazionale di computer, computrons per impaginare ed unità centrale, caratteri corsivi compresi. (Comunque un miliardo tondo in lire a valori di un quarto di secolo fa, per chi volesse fare confronti).

Questo per dimostrare come negli anni Duemila non sia certo cosa inaccessibile neanche innalzare la dimensione dei corpi ex tipografici da collocare on line. In attesa però che ClarisWorks, FrontPage e gli altri programmi similari si decidano ad aprire le maglie, vediamo se usando un po' di fantasia e disponendo d'una sufficiente abilità tecnica si riesce a far passare in HTML anche corpi di scrittura più alti di 36. Io ci ho provato, fin qui con insuccesso perché tecnologicamente io non sono un granchè, importando in Claris titolazioni molto forti ottenute in programmi diversi come PowerPoint o PhotoShop. E Claris qualche volta le accetta ma riducendole al suo corpo più basso e qualche volta le respinge trasformandole in sequenza di quadratini bianchi. Se questo sia di volta in volta capriccio o insufficienza dei suoi dispositivi interni a ciò adatti sono troppo profano tecnicamente per capirlo. Guido benissimo l'automobile ma non chiedetemi cos'è e come è fatto il suo spinterogeno.

E allora? Allora via alla fantasia! A volte provo un desiderio acuto di essere anch'io uno hacker e di possedere il verso mentale e le qualità operative di questi signori del mouse e della tastiera. Ho pensato per esempio questo: dato che l'HTML accetta, gestisce e trasmette anche immagini, oltre che testi, perché non costruire - servendosi di altro programma - per esempio una grande K con sfondo colorato o un intero titolo su due righe a bandiera in corpo 72 su normale fondo bianco e poi trasformare questa somma di caratteri in immagine? Trattandoli cioè come fossero un disegno o una fotografia? E come immagine poi importarli nell'HTML p.s. di Claris o di Outlook dando loro il voluto posizionamento? E ottenendo così alla fine il risultato che si desiderava e che quella particolare disabilità a ciò di questi programmi impediva?

Io naturalmente - anche se testardamente continuerò a provarci - non sono il più capace di clamorosa vittoria in questa partita. Ma lancio qui un "concorso di idee" ed un invito a sperimentarle. Ripeto: non è certamente cosa impossibile a livello attuale di risorse tecnologiche. Occorre però trovare un filo d'Arianna nel labirinto delle procedure. Per una parola scritta in Bodoni si sarà inevitabilmente usata una font di caratteri uno alla volta estratti e allineati, ma il suo insieme è anche, contemporaneamente, un prodotto grafico scannerizzabile come la sagoma di un cavallo o un volto di donna. Il computer, in fondo, è stupido (come abbiamo cento volte occasione di costatare) e un oggetto che diventi, ben travestito, un'altra cosa, perché lo dovrebbe sventare? Non lo sa fare neanche il famoso Correttore Ortografico, strumento infatti pericolosissimo da usare. Dài, dunque: rimboccarsi le maniche e mettere alla prova il vostro Win o il vostro Mac!

P.S. - Intendiamoci, io non so neppure se adesso che la lancio, le due immagini di provenienza WebCam che in questa rubrica ho sperimentalmente incluso, on line ci arriveranno davvero. Io l'ho già vista cliccando «Anteprima in browser» e di queste due immagini, entrambe nate come frame di filmato, in quella sede ne è comparsa una sola, quella per prova in formato GIF (anche se priva di un «ciao!» colorato che le avevo sovrimpresso); l'altra, per completare detta prova in formato JPEG, invece no. Dunque potrà anche darsi che il mio lettore cliccante il sito si trovi alla fine di fronte a due cornici rettangolari entrambe dentro bianche, e della rubrica si debba contentare di leggere il testo saltandole. Il che comunque non toglie nulla al mio ragionamento. Chissà se lasciandole nell'originario formato TIFF sarebbero entrambe passate; ma allora sarebbero pesate più d'un mega ciascuna invece che solo un centinaio di kb e non sarebbe stato il caso di sottoporre il server di redazione a un download così prolungato. Nei giornali ci sono da rispettare anche fattore tempo e praticità. Confido comunque che su questo tema ci risentiremo.