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Categoria: Secolo postmoderno

Assumendo - gli anni ormai passati sono tantissimi - la direzione di "Panorama", al nascere di questo nuovo magazine, Lamberto Sechi coniò per esso un motto, anzi un vero slogan programmatico: "I fatti separati dalle opinioni". Cosa voleva dire? Che tutto quanto accadeva sarebbe stato esposto un modo assolutamente oggettivo e disinteressato, ma che, a parte, il lettore avrebbe trovato anche una varietà di commenti e di possibili interpretazioni. Sui fatti, cioè, il lettore avrebbe potuto farsi un'opinione tutta sua, ma se voleva sapere su di essi quella degli altri e magari quella stessa del giornale, gli bastava cercarla in altra pagina o nelle apposite rubriche. Non era un esercizio difficile neanche per un quotidiano, volendo. "Inter- Milan 2-2" è un fatto, "L'Inter poteva giocare meglio, Ronaldo ha deluso" è un'opinione; "Nasdaq va giù in Borsa" è un fatto, "Futuro nero per l'elettronica" è un'opinione. Purché il giornale aiuti, ciò che non sempre fa, a distinguere.
Le cose si complicano quando un'opinione è tanto rilevante da assumere di per sé la forza di un fatto. Il che può essere determinato o dalla personalità che la pronuncia o dal momento specifico in cui è espressa o dalla sede nel cui contesto essa viene dichiarata. Allora tale distinzione, che si riteneva inossidabile, si assottiglia, il criterio non è più lo stesso, occorre saper ben governare sia titolo che esposizione. Io che scrivo in un corsivetto : "Penso che la sinistra non sappia bene che fare" continuo a restare in un'area d'opinione, ma se lo dice Nanni Moretti in piazza davanti a centinaia di migliaia di persone subito acclamanti, quello lo sappiamo già che è diventato un fatto. E così se Bush va alle Nazioni Unite a dire "Ritengo che occorra muovere guerra all'Iraq". Che in sé sempre un'opinione resta; tant'è vero che nel mondo è largamente non condivisa. Ma che è talmente determinata da produrre, come ogni "fatto" degno di questo nome, conseguenze, nel caso inernazionali, di portata enorme fin dal momento che viene da quello scranno gettata al mondo.
Le opinioni si possono cambiare, i fatti restano (comprese quelle opinioni che fatti sono irreversibilmente diventate). Essi sono veri, reali, concreti, e quelle non occorre invece neanche documentarle. Cos'era, se non il frutto di un'opinione, quel viaggio di Colombo oltre l'Atlantico? (Non che la terra fosse tonda, badiamo: quello era già qualcosa di più e cioè un fondato sospetto). Tanto è vero che non sbarcò nelle Indie bensì nelle Antille. Più "fatto" di così, però, lo stesso… Un nuovo évo ne fu determinato. Non restò solo opinione neanche quella espressa da Luigi XIV ("L'État c'est moi") ipso facto trasformata in fatto istituzionale. Un'opinione invece resta ancora la famosa equazione di Einstein sulla relatività dell'Universo. La porta rimane infatti aperta tuttora a nuove diverse intuizioni, nuovi risultati di calcolo, nuove osservazioni.
Detto tutto questo per dare alla cosa un contorno esemplificativo, bisogna però sottolinare anche, adesso, come sian diventati bravi oggi i giornali ad eludere quella volonterosa massima di Sechi. Mischiando fatto ed opinione come in uno shaker e versando poi questo mix in un bel calice guarnito di ciliegia. Anche se lo fan dire uno a Tremonti e uno a Fassino, entrambi nella fattispecie latori di un'ancorché legittima opinione, per ciascuno di due quotidiani diversi che "la Finanziaria è una legge solida" o che "la Finanziaria è una legge che fa acqua" è rispettivamente diventato così un indiscutibile fatto sia nel titolo che nel piglio dell'articolo. Compatta o colabrodo che sia, la Finanziaria invece è un enorme insieme di tabulati numerici che il lettore non conoscerà mai e, anche quando, non sarebbe in grado di decifrare. Ed è appunto il trasferire alla sua portata proprio questo che sarebbe, al contrario, il compito sostanziale del giornalista. Il quale invece trova più comodo, per meno professionale che sia, delegare ciò all'interessata loquacità degli esponenti politici.
Riusciremo mai ad insegnare agli studenti universitari di Giornalismo, che magari mandiamo a fare presso questi giornali degli stages, che questo mestiere è "un altro" e non si fa così?