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Categoria: Secolo postmoderno

 

Su un'agenzia di news informatiche che m'arriva in abbonamento sul computer trovo spesso notizie interessanti che presso altre fonti non trovo o che anche quando le diano esse non esaltano o non illustrano sino in fondo. (Anche in campo mediatico, infatti, si possono verificare delle complicità). Ne segnalo questa settimana qualcuna, che peraltro ritengo utili a conclusione comune. Fra telefonìa fissa e mobile, dati del Codacons, l'utente italiano paga mediamente 420 euro l'anno in più di quanto dovrebbe per un servizio che è infatti onerato di numerosi balzelli aggiuntivi . Questo ipotizzando per la mobile 50 telefonate al mese, ma la maggior parte di noi ne fa parecchie di più. Mentre è per esempio incredibile che quella fissa ci addebiti, ad esempio, 50 euro per «servizi» che non sono stati richiesti. La concorrenza fra gestori telefonici è feroce, dati gli arricchimenti che loro consente, e lo testimoniano sia la quantità di costosissimi spot televisivi che si permettono, sia la frequenza di telefonate su apparecchi privati (ne ricevo per ora due o tre al mese, e non certo solo io) da parte di cottimisti all'uopo destinati che si sforzano di persuaderti appunto di cambiar gestore. E oramai si calcola che nel mondo esista in modo attivo un numero di telefoni cellulari superiore a quello complessivo degli abitanti di questo pianeta, che sono, come è noto, sei miliardi e rotti, mentre ci sono almeno due continenti nei quali una gran quantità di popolazione un cellulare neanche sa cos'è e non immagino per quanto altro tempo non lo saprà. Eppure persino la mia colf palermitana di telefonini ne ha sempre in borsa tre, uno privato, uno per le comunicazioni relative ai suoi multipli lavori e uno per conversare in video ogni sera con la bambina di cui è nonna e che abita in una città lontana.

Bill Gates, che è l'Alessandro Magno dei nostri tempi, altrettanto espansore imperiale di quel macedone e con quel tipo lì di forza d'urto, vende il suo pacchetto «Office» a un prezzo speciale sul mercato cinese, che è golosissima terra di conquista, anche se fra poco farà vedere i sorci verdi a noi, e dove la telematica diventa essenziale anche per il mercato delle contraffazioni d'ogni genere di prodotto, che ha le sue capitali a HongKong e - udite - a Napoli. C'è anche un libro da poco uscito (Riccardo Staglianò: «L'impero dei falsi»; è il giornalista esperto di comunicazione già autore di quel «Giornalismo 2.0 - Fare informazione al tempo di Internet» che da due anni prescrivo ai miei studenti). E' appunto in Cina che anche le grandi griffes italiane delocalizzano la loro produzione di accessori per pagare enormemente meno il lavoro e pur sapendo perfettamente (ma non è paradossale?) che incrementano così, parallelamente, la contraffazione dei loro stessi prodotti. Il "taroccamento" d'ogni cosa, compresi orologi e, ahimè, medicinali, è oggi uno dei più grossi affari d'Oriente. Mentre è - ma guarda - la cattolicissima Irlanda la centrale mondiale (attenzione alla loro più scarsa resistenza) la centrale mondiale dei preservativi contraffatti).

Diventa comunicatore anche un oggetto comunissimo come il portachiavi, sempre più traformatosi in gadget ed esibitore di logo. Ma adesso - è già in commercio - vi avviserà acusticamente quando sta per scadere il tempo di parcheggio impostato nel parchimetro ed è anche capace di registrare in una propria memoria, e poi riprodurvelo, il punto esatto in cui l'auto l'avete lasciata e che così spesso non ricordiamo con precisione costringendoci dunque a ricerche.

E ora una cosa buffa. In Internet, notoriamente, anche si vende un sacco di roba, indumenti compresi. Così se volete un tanga con sul davanti (non dietro, ovvio, dove non c'è posto neanche per imprimervi un'esile lucertolina dritta sulla coda) un'aquila ad ali spiegate, e stretta comunque in uno spazio molto angusto, solo lì la potete trovare. Però il presidente della Provincia di Bolzano/Bozen e leader della Volkspartei ha con proprio severissimo editto proibito (si tratta di un sito Web austriaco e proprio un'aquila così araldicamente disegnata è simbolo del SudTirolo) tale commercio. A parte che non si sa se legalmente può, dato che il Web resta internazionalmente impermeabile alle varie leggi sulla stampa, è un peccato se ne adontino autorità di etnìa austriaca condividendo il loro Paese con l'Inghilterra uno specifico primato in campo di humour, anche se là in Albione non accompagnato dalla loro proverbiale gaudenza viennese. Eppure sull'onda del recente Mondiale di Calcio qua siamo stati invasi da reggiseni e minislip tricolori per i quali neanche il nazionalista italico più esasperato aveva trovato motivo di protesta o risentimento per presunzione di valori offesi... Comunque non solo ha fatto affaroni chi ha messo telematicamente in giro questi due capi qua ma anche l'inventore di quell'aquila pubica.

E poi c'è un modo nuovo per essere infettati da virus ed essere inconsapevolmente usati per operazioni di spionaggio internazionale. Si riceve una mail da un falso studio legale di Genova il quale si dichiara stufo di ricevere dal vostro indirizzo e-mail messaggi pornogay e minaccia di denunciarvi se non la smettete. Ammette comunque che essi possano partire dal vostro computer in modo involontario e a vostra insaputa e vi acclude l'indirizzo di un sito da cui poter scaricare uno specifico antivirus che ne libererebbe il vostro HD e farebbe tornar tranquillo lui. La trappola scatta lì, perché è proprio con quel vostro clic, esercitato per istintiva e legittima autodifesa, che invece introducete nel vostro computer una spia di tipo trojan capace di saccheggiare il vostro indirizzario e di utilizzarlo per fini suoi ovviamente loschi. Lo spione fa capo a un server che operazioni di polizia informatica hanno scoperto situato in Russia. Anche al mio account era pervenuto - parecchio prima di leggere tale agenzia - questo infido messaggio, ma io non ci ero cascato perché insospettito dall'indirizzo civico (Via Carlo Magno) di questo presunto studio legale. Ditemi voi se a Genova o in qualunque altra città italiana c'è o ci può essere una Via Carlomagno, che sarebbe verosimile solo nella toponomastica di Aquisgrana. Ah, come zoppica per ora la Santa Madre Russia...

Ho scelto episodi di tipo vario e diversamente esemplificanti, ma concorrono tutti a descrivere gli inquietanti connotati di un'èra di cui abbiamo appena messo la punta del piede oltre la soglia ma nella quale stiamo per essere sospinti irresistibilmente e senza salvagente, paracadute o giubbotto corazzato di sorta. L'homo telematicus sarà molto più indifeso di quello di Neanderthal, dai pericoli esterni. Ingigantiti come essi attualmente sono dalla schiacciante vittoria riportata nel XX secolo da quella capitalistica (oltretutto sempre più esasperata anche se si presenta in guanti bianchi) su tutte le altre ideologìe via via correnti. Il mercato era sempre esistito fin dalle società più antiche ma non era ancora mai diventato religione, col diritto a insignirsi dell'iniziale maiuscola, come nella nostra epoca attuale - cui l'aggettivo Postmoderno si attaglia alla perfezione - sta accadendo. Evo della comunicazione, esso viene etichettato, ma la comunicazione oggi globale è stata talmente sofisticata dall'avanzata tecnologica sempre più potente e sottilmente invasiva, da diventare in realtà vieppiù complessa, labirintica e inaffidabile, in quanto ingenerante molta più confusione di quanto conceda in fatto di chiarezza. Apprendiamo notizie a due facce, assorbiamo immagini manipolabili, siamo sempre più indotti a dialogare con spersonalizzati dischi magnetici, a vivere situazioni virtuali che ci fanno equivocare in modo crescente fra immaginario e reale. Tanto da riempirci la bocca con enunciazione di valori pur di continuo da noi stessi contemporaneamente contraddetti per passiva accettazione di quelli che di essi sono progressivamente sostitutivi. Divenuti i primi da radicatamente tradizionali invece astrattamente convenzionali, non è neanche difficile, alla fine, che si finisca col chiamar valori quelli, in via di affermazione irreversibile, che al contrario non altro sono che tumori pragmatici.

E tutto questo deriva dalla sopraffazione vincente di un'economia anche abbastanza inselvaggita sulla politica e sulla cultura, concetti dai quali era essa in precedenza ad essere governata. Se il rango di legge più forte e prioritaria lo conquista quella del profitto e cioè l'unica non tesa al bene comunitario, se la tecnologìa si sviluppa soprattutto come braccio di questa ed i media se ne fanno a loro volta sherpa sostituendo compiti emozionali a doveri informativi; e se tutto questo converge fatalmente a unificazione di fini causando, col previlegio delle comodità da riservare agli abitanti di tre continenti, il pauperismo e la devastazione mortale del paio residuo sino a far riemergere la guerra come risolutrice decisiva di problemi (e salvo così crearne, come è evidente, di ancora peggiori) ...bèh, tutto questo è la riprova di quanto sia temibile un futuro - tuttavia forse ancora scansabile - in cui comunicazione e business finiscano con l'essere del tutto coincidenti. La repubblica di Platone è certamente anacronistica ma l'organizzazione attuale del potere, che di democrazia ha solo ipocrita apparenza, rischia di concretare il più distruttivo, crudele, immorale, ed alla fine suicida, degli inferni. Poiché è suicida un mondo che al posto di etica, cultura e sicurezza civile coltiva arrampicature, non garantisce lavoro stabile, incorona veline e calciatori, si innamora spensieratamente del trash televisivo, trova simpatici i mascalzoni e folle chi si dedica al volontariato anche in posti pericolosi. Tanto che capita di sentirsi fuori dalle righe, ma guarda un po', proprio a coloro che ancora riescono ad indignarsene.