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Categoria: Secolo postmoderno

 

Avete presente tutti, immagino, la famosa regoletta delle cinque "W". Quelle che si vuole debbano comparire tutte quante al primo inizio di ogni articolo. Sono, e possibilmente nell'ordine, Who (chi), What (cosa), When (quando), Where (dove), Why (perché), alle quali se ne aggiunge una sesta in cui essa non è iniziale bensì finale: How (come). Bene, vorrei invitarvi a non considerarla proprio indeffettibilmente un collare obbligatorio e inevitabile. Se non la osservate o la osservate solo in parte non andrete all'Inferno e non verrete reputati professionalmente squalificati o quanto meno penalizzati.



L'incipit (o lead che dir si voglia) d'ogni vostro articolo, può essere redatto in qualunque modo voi consideriate - e l'individuarlo consiste caso per caso in certamente miglior professionalità - più adatto e funzionale di volta in volta. Non è infatti tanto importante evidenziare subito una serie allineatamente rigida di elementi comandati quanto - ed è questo quel che conta - inserire subito un gancio che attragga e acchiappi l'interesse del lettore, suscitandogli la curiosità di percorrere maglia dopo maglia tutta la catena dell'intero articolo sino in fondo.

Ma davvero scrivere, per esempio: «Il farmacista Ignazio Di Bella (43 anni, sposato e con due figli) ha ucciso ieri sera davanti al bar di Piazza Garibaldi un suo cliente che gli doveva da tempo dei soldi, spaccandogli in testa un vaso di fiori preso da una delle mensole che recintano i tavolini all'aperto» è meglio che scrivere invece, sempre per esempio: «Mortale "ditelo con i fiori" in pubblico: un anziano perde la vita per un colpo in testa infertogli con un vaso di gerani da, pare, un creditore furioso. L'autore dell'omicidio, peraltro probabilmente preterintenzionale, è un noto professionista cittadino, costituitosi subito dopo ancora sconvolto per l'atto commesso»?

I due differentemente impostati testi sono più o meno della medesima dimensione. Nel.primo di essi le cinque "w" campeggiano puntigliosamente tutte, e anche la sesta, quella che ce l'ha caudale. Nel secondo, invece, al centro sta il what e c'è anche il how, ma i due who compaiono indicati in modo al momento impreciso; il when è assente, sul where si sorvola, il why è addirittura messo in forse. Ma non c'è dubbio che mentre la prima versione è stesa in modo piuttosto rigido e tale da rendere abbastanza superfluo lo stesso proseguire nella lettura dell'articolo, la seconda invece suscita un interesse ed un'emozionata curiosità a inoltrarsi avanti riga per riga per scoprire i particolari dell'accaduto e farsene propria idea. Persino quell'inziale "ditelo con i fiori" non è scherzoso, che sarebbe anche di cattivo gusto, ma un semplice lustrino messo lì per suscitare nel lettore, col suo luccichìo, attenzione e gola di sapere.

Ecco perché io dico sempre che questo è un mestiere il quale non si basa su regole fisse bensì su princìpi. Una pedissequità a certe regole spesso uccide. I princìpi invece, essendo morali e non formali, adattano meglio a sè i percorsi da seguire. Ho preso a tema oggi questo "pentalogo" che diversi manuali enunciano, non per spazzarlo via, naturalmente, ma solo per invitare al criterio del cum granu salis. La professionalità ha più bisogno di questo, infatti, che di recinti non (questi invece ci vogliono) deontologici bensì di copione.