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Categoria: Secolo postmoderno

C'erano una volta le aste e i fili, poi è arrivato il computer, infine il ministro Moratti. E ora c'è chi pensa pure al macero pei quaderni con gli spazi orizzontali a binario largo per la prima classe, più stretto in seconda, ancora più in terza e infine a riga semplice. Tanto, anche già a 6 anni (e forse anticipo ai 5), i bambini si impadroniscono con facilità - e candidandosi agli occhiali precoci - dell'uso di video, mouse e tastiera. Anzi per loro saran magari prodotti mouses davvero raffiguranti Topolino, così piaceran di più. Ci son già pure cellulari a forma di ranocchia, no?.

 

Non lo scambiate per un incipit da nostalgico inguaribile, ché mi guardo bene dall'esserlo, e anzi, ma leggetevi invece solo la preoccupazione di quanto più poco rischia d'essere infanzia l'infanzia prossima ventura. E come potranno trovarsi sprovveduti davanti alle bòtte della vita quei ragazzini e quegli adolescenti che non avranno mai visto un pollastro vivo ma solo suoi pezzettini fritti da MacDonald e avran giocato sin dalla culla con un jojò elettronico che quando gli finisce la pila li avrà fatti frignare. E guai allora a non avere di riserva un orsacchiotto di pezza.

 

Mi piacerebbe che qualche inviato di giornale facesse un'inchiesta all'antica stando in giro un par di mesi con blocknotes e registratore, ma anche una calcolatrice, a visitare dighe ed informati specialisti e magari con punte all'estero, per stabilire quante centrali elettriche si potrebbero tirar su in Italia con la sola occorrenza finanziaria prevista per costruire il paradossale ponte sullo Stretto di Messina. Dice: e che c'entra? C'entra sì. Vi siete scordati di quel black-out improvviso dell'anno scorso che fermò tutto per un bel pochetto, dalle fabbriche agli ascensori dei condomini ai lavabiancheria nelle case, e ci costrinse a rispolverare - chi l'aveva - le vecchie lampade a petrolio con lo stoppino? Produciamo troppo poca energia per le esigenze italiane, siamo costretti a comprarne di aggiuntiva in Francia e bastò un incidente all'elettrodotto di collegamento per tornare di colpo a metà Ottocento in tutto il Paese.

 

Oltre al vecchio orsacchiotto e alla lucerna della nonna conservati in una cassapanca, bisognerà pure continuare a saper maneggiar carta e penna allo scopo di comunicare in forma scritta per quando un terremoto, un maxiattentato, un bombardamento a tappeto (è successo dal cielo a tutti i cittadini di Belgrado quattro anni fa, ma anche prima a Sarajevo con la variante dell'artiglieria terrestre dalle montagne intorno), oppure lo sfilacciarsi ulteriore dello strato di ozono, ci togliessero di colpo il Web di sopra la testa e la corrente nel computer. Nessuna nave varca l'Oceano se non allinea sulle sue fiancate due belle file, facendo corna, di scialuppe di salvataggio. E non parlerei neanche di queste cose da porta-sfiga se non avessi letto in giornali e visto/sentito in tv che già c'è più di un'iniziativa per reinsegnare ai giovani a scrivere a mano in calligrafia come si deve, in modo da poter riavere anche quella come tramite di comunicazione a personalizzato inchiostro.

 

Ci sono anche già annunciati prezzi, e neppure tanto cari: 5 euro l'ora. (Non sarebbe malo allenamento neanche per i dottori rilascianti ricette leggibili solo da allenati farmacisti). I miei studenti scrivono sempre al computer o digitano messaggi sul display dei cellulari, ma quando faccio esercitazioni d'aula mi trovo spesso a combattere, negli elaborati, con problemi d'interpretazione calligrafica per la frequente approssimazione personalizzata dei segni alfabetici. E del resto i ragazzi stessi se ne rendono conto, talché parecchi, più rispettosi, stendono i testi in lettere tutte maiuscolette, più facili a mantenere connotati. Era lo "stampatello", appunto, che usavano un tempo i piu' sprovveduti a scrivere, i meno scolarizzati.

 

Orsù, accanto al computer posiamoci dunque di nuovo pure una bella stilografica. Non si sa mai, necessità a parte, che ci ritornino anche delle voglie umane.