Stampa
Categoria: Secolo postmoderno

 

Tutti i tipi di stampanti per computer con cartucce a getto d'inchiostro mostrano in apposita finestra video, appena collegate, un cursore ai due estremi del cui binario c'è scritto a sinistra QUALITA' e a destra VELOCITA' (o viceversa). E' chiaro a cosa serva: se, puntandolo col mouse, lo faremo scorrere verso questa seconda scritta la stampante ci sputerà rapidamente un foglio impresso dopo l'altro, se lo faremo scorrere verso la prima essa agirà più lentamente ma il risultato finale di stampa sarà migliore. Naturalmente, questo rapporto fra le due modalità può essere graduato a seconda del posizionamento che daremo al cursore stesso sul binario; poggiato cioè a uno dei suoi estremi o lasciandolo variamente intermedio. Ciò è importante, più che per la stampa in nero, per la stampa a colori. Ad essa infatti, nel caso di immagini, l'eccesso di velocità nuoce nel flusso e nella sovrapposizione dei getti, che daranno così esiti cromatici meno fedeli, mentre più questa procedura viene rallentata più nitido ed accurato, e quindi ottimale, sarà il risultato. Se invece si tratta di mero testo e magari molto lungo sarà sempre preferibile scegliere il massimo di velocità. Anche col solo nero, comunque, meglio non far correre troppo la stampante qualora sian da riprodurre immagini perché si impasterebbe la scala dei grigi.

Se ho esposto in apertura tutto questo, e cioè qualcosa che è già comunemente risaputo da chiunque abbia abitudine a scaricare in stampa prodotti computerizzati o nel computer introdotti via scanner o disk, è perché voglio illustrare l'opportunità di estendere la bontà di questo criterio anche ad altro tipo di produzioni comunicative, e non solo elettroniche o in loro eventuale fase elettronica. Sia in più generale campo creativo che in campo strettamente giornalistico. Qualità e velocità sono con evidenza infatti, e quello premesso mi è appunto sembrato ottimo esempio, termini antagonisti. E nel più dei casi anche da intendere proprio nemici. Non foss'altro perché, portati al limite, l'uno esclude l'altro. Si tratti, anche appunto al di là dell'elettronica, di attività manuali ma pure intellettuali. Vedendo «qualità» e «velocità» come risorse, è chiaro che esse possono anche venir contemperate a seconda dell'occorrenza al momento costatata come prevalente; resta però da sottolineare come l'accento preferenziale debba ordinariamente cadere - dubbi possibili non ce ne sono - sulla prima.

Giornalismo, anzitutto. In giornalismo la velocità è essenziale per la tempestiva diffusione di una notizia. Il volere/dovere di arrivare con essa al lettore/ascoltatore/spettatore non solo al più presto ma anche prima degli altri induce necessariamente spesso a mettere in secondo piano, o addirittura trascurare, sia la normalità dei riti che anche la stessa forma. E non bisogna averne imbarazzo. Però non tutto il giornalismo consiste nelle news (ci mancherebbe!), e un'inchiesta invece può comportare pure mesi di lavoro. Ma anche un servizio richiede documentazione e controlli, un reportage immagini e testimonianze, un'intervista di un'ora e mezza davanti a telecamera la riduzione a otto minuti tagliando, montando e rimontando, salvando audio senza che le immagini siano proprio quelle corrispondenti nè la cronologìa resti quella originale; e senza che tuttavia nulla alla fine le manchi di essenziale. Ci si possono impiegare giorni perché la qualità non lasci alla fine più dubbi, e la fretta va in questi casi spietatamente debellata. Ma tutto questo vale, come per una puntata d'inchiesta scritta anche per qualunque prodotto di audio o videocomunicazione.

Perseguire infatti previlegiatamente velocità significa "tagliare" meditazione e riflessione, privarsi di ricerca, verifiche, sperimentazioni modali, invenzione di effetti, varianti comparabili fra cui poter scegliere. Andar piano è dunque un requisito positivo, non negativo. E lentezza non significa "perdere tempo", perché esso può, anzi deve, essere lo stesso faticosamente serrato e senza pause anche quando risulti così doppio, triplo o quadruplo nella durata. Un buon fotografo, questo si sa, non fa un solo scatto di un soggetto ma dieci diversi, fra i quali poi sceglierà e stamperà in vari modi con calma, sostando molto e pazientemente a lungo in camera oscura, a partire da quando, per cominciare, sviluppa il negativo. E un buon teleoperatore si regola idem, provvedendosi sin dalla fase di ripresa anche di utilizzabili controcampi e di alternative zumate. Il tempo che ci vuole per fare una cosa è il tempo insomma che ci vuole per farla bene. E la professionalità consiste proprio in questo.

Neanche i quotidiani sono del resto tutti costruiti con materiali del giorno. E quella loro parte che non lo è consente di applicarvisi con più cura. Se poi il prodotto è letterario o pittorico o cinematografico non cambiano i criteri-base per la loro realizzazione. Sciascia era sicuramente pù lento di Lucarelli e Camilleri, ma il livello della sua opera quant'è più alto. Ci possono essere dieci righe di romanzo o di strofa poetica che richiedono venti riscritture. In confronto a Germi o Monicelli, Visconti e anche Fellini erano delle tartarughe. E Guttuso faceva riposare un grande quadro a metà, per poterci riflettere, e intanto magari ne ultimava altri due. Ma torniamo ai giornali, giusto per mostrare che non trascuro di notare come le news richiedano invece velocità, velocità, velocità. Perché la loro trasmissione e diffusione deve avvicinarsi il più possibile al tempo reale. E la loro qualità sta, e vi coincide, esclusivamente nel loro contenuto. Quando alla fine di un interminabile conclave, fu eletto Giovanni XXIII, mentre la telescrivente dell'ANSA batteva codice d'agenzia, data, ora, sigla e tutto il preambolo del cardinal camerlengo che sarebbe poi culminato nell'annuncio, quella dell'Agenzia Italia, scavalcando ogni regola, aveva già semplicemente battuto ex abrupto due intere righe piene di «Roncalli Roncalli Roncalli... » e già al primissimo visualizzarsi di questo nome tutti erano scappati in tipografia a chiudere l'edizione straordinaria già pronta in quattro varianti nominative, senza neanche più stare a leggere inutilmente l'altra.

Perché così è che, a differenza dei casi, va fatto in materia di qualità e/o di velocità, in questo nostro bellissimo, difficilissimo, ostacolatissimo, delicatissimo mestiere. Estemporanea intelligenza sempre accesa e, per dirla alla siciliana «vietato arrunzare».